Il comparto degli alimenti umidi per cani e gatti si conferma uno degli assi portanti dell’industria pet food italiana. Secondo i dati riportati nel rapporto Assalco Zoomark 2026 l’umido genera un giro d’affari che supera i 2 miliardi di euro e una crescita a valore del 4% sul 2024 e registra un tasso di espansione superiore alla media del mercato, trainato in modo deciso dal segmento felino. Il mercato totale del pet food in Italia ha raggiunto i 4,2 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 2,7% a valore rispetto al 2024 e del 1,3% a volume. All’interno di questo quadro, gli alimenti umidi pesano il 48% del totale a valore e il 47% a volume, collocandosi come il segmento principale. In valore assoluto, il segmento umido gatto vale 1.458 milioni di euro con una crescita del 4,7%, mentre l’umido cane si attesta a 557 milioni di euro con un incremento del 2%, anche se a volume registra un calo del 1,6%. In questo contesto di crescita spicca l’importanza dei felini. Infatti, la centralità del gatto nel mercato degli alimenti umidi è ormai un dato strutturale. Con oltre 11 milioni di esemplari in Italia e una presenza nel 26,7% delle famiglie, il felino è oggi l’animale più rilevante sul piano dei consumi di pet food. La quasi totalità dei proprietari di gatti ricorre ad alimenti industriali, e nella maggior parte dei casi lo fa in modo prevalente o esclusivo. La soluzione più adottata è quella del mix tra secco e umido, praticata dal 63,9% dei proprietari, a confermare di un’abitudine ormai consolidata che l’industria ha saputo intercettare e trasformare in leva strategica. Luca Prisco di Ciam, spiega: «Nel gatto l’umido mantiene una forte centralità perché risponde a bisogni molto concreti: appetibilità, varietà, idratazione e qualità percepita». L’umido gatto risponde quindi a una domanda nutrizionale e sensoriale ben definita, quella di un animale selettivo, bisognoso di idratazione e sensibile alla varietà della proposta.
Le materie prime
Dietro la dinamica commerciale del wet food esiste una complessità produttiva che le aziende affrontano con approcci sempre più strutturati. La volatilità delle materie prime, in particolare delle proteine animali di origine marina e di alcune carni, è tra le criticità più rilevanti del comparto. Prisco descrive la situazione: «Le principali tensioni riguardano la disponibilità e il costo di alcune materie prime proteiche, in particolare quelle di origine marina. Il tonno, che per Petreet rappresenta un ingrediente importante, è soggetto a dinamiche internazionali legate alla disponibilità della materia prima, ai costi energetici, alla logistica e alle normative sulla sostenibilità della pesca». La risposta dell’azienda passa per una pianificazione accurata degli approvvigionamenti, la selezione di fornitori affidabili e rapporti di lungo periodo con partner qualificati. L’obiettivo dichiarato è mantenere costante la qualità del prodotto finale senza scaricare le tensioni di mercato sulle ricette o sugli standard produttivi.
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