Nel pet food la proteina animale non si discute. È il pilastro dell’alimentazione di cani e gatti, il punto di partenza di qualsiasi formulazione, il criterio attorno a cui ruotano le scelte di produttori e retailer. Eppure, anche in un comparto così consolidato nelle sue fondamenta, qualcosa si sta muovendo – e vale la pena capire in quale direzione. Parallelamente, la supply chain delle carni resta esposta a tensioni legate alla disponibilità delle materie prime e alla volatilità dei prezzi, in un contesto in cui le filiere dell’alimentazione umana e animale risultano sempre più interconnesse. Le aziende produttrici osservano inoltre una domanda crescente di formulazioni con elevata percentuale di carne, formulazioni più semplici e ingredienti riconoscibili. Per il retail specializzato questo scenario si traduce in una duplice opportunità: da un lato ampliare l’offerta con prodotti sempre più segmentati, dall’altro rafforzare il proprio ruolo consulenziale nel guidare il cliente nella scelta dell’alimento più adatto all’animale.
Un mercato che torna alle origini
Dopo anni in cui l’attenzione di aziende e consumatori si era spostata verso proteine “novel” o più esotiche, il mercato sembra aver imboccato la strada del ritorno. Manzo, agnello, tacchino, pollo: le carni più familiari tornano al centro delle formulazioni, trascinate da una domanda che oggi privilegia qualità nutrizionale, digeribilità e rapporto qualità-prezzo rispetto alla curiosità verso l’ingrediente insolito. Le proteine più particolari non spariscono, ma mantengono uno spazio preciso nelle diete sensibili e monoproteiche, così come in alcune fasce premium orientate alla differenziazione. La materia prima rara però non è più alternative con potenziale il motore principale dell’innovazione. Il consumatore sembra aver superato la fase dell’esplorazione e cerca oggi qualcosa di diverso: chiarezza, riconoscibilità, sostanza nutrizionale. «Negli ultimi dodici mesi abbiamo osservato un ritorno abbastanza evidente verso proteine animali più tradizionali», spiega Alessio Costa, Ceo di Rebo – Happy Dog . «Dopo alcuni anni orientati alla ricerca di proteine più esotiche, oggi il consumatore appare più attento alla qualità della proteina utilizzata, alla digeribilità e al rapporto qualità-prezzo».
Filiere sempre più interconnesse
Alimentazione animale e alimentazione umana risultano sempre più interconnesse, con effetti diretti sulle dinamiche di approvvigionamento e sui margini di manovra delle aziende. Rispetto ai picchi del 2022 si registra una certa stabilizzazione, ma il contesto resta fragile. Gli squilibri geopolitici e le tensioni nei mercati agricoli globali possono rapidamente rimettere tutto in discussione, rendendo difficile pianificare con la serenità necessaria. A questo si aggiungono criticità specifiche legate ad alcune tipologie di carne, come il coniglio, sempre più difficile da reperire. Queste dinamiche segnalano come i cambiamenti culturali e sociali possano influenzare in modo inatteso la disponibilità delle materie prime. La risposta del settore passa per una maggiore attenzione alla pianificazione, partnership industriali più solide e una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
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