Osservatorio Immagino: nell’anno terminante a giugno 2025, pet food a 1,2 miliardi in Gdo (-0,6%) ; bene snack e cibi “free from”

by Redazione Pet B2B

Nei dodici mesi terminanti a giugno 2025 le vendite di pet food si sono fermate a poco oltre 1,2 miliardi di euro di sell out, generate da 3.913 referenze, con un calo dello 0,6% a valore e dell’1,4% a volume. Secondo quanto emerge dalla diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, a pesare, nelle performance della categoria, è stata soprattutto la contrazione della domanda, scesa di 2,8 punti percentuali, in un contesto inflattivo moderato. In particolare registra una forte frenata il comparto del cibo per cani: -4,5%, per un giro d’affari complessivo pari a 406 milioni di euro, pari a circa la metà rispetto al gatto. L’aumento dell’offerta e una pressione promozionale salita al 22% non sono bastati a invertire la tendenza.

Il gatto cresce, stabile il cane

In totale il cibo per gatti ha sviluppato un fatturato pari a 800 milioni, nel periodo monitorato. Più nel dettaglio, il segmento ha tenuto meglio rispetto al cane, con volumi stabili (+0,2%), sostenuti dagli snack, che si confermano la categoria più dinamica dell’intero comparto: +7,7% a valore e +5,3% a volume. Anche nel cane gli snack sono l’unico segmento in progresso, le crocchette  secco arretra.

Segno + per i claim all’insegna della leggerezza 

Il paniere free from resta il più ampio per numerosità, con 1.997 prodotti e oltre 723 milioni di euro di vendite. Nel complesso segna un +0,3% a valore e +0,9% a volume, grazie soprattutto all’ampliamento dell’offerta. All’interno del paniere emergono i claim sugar free, che sfiorano i 211 milioni di euro con 541 referenze e crescono dell’1,9% a valore e del 4% a volume, e grain free/low grain, oltre 42 milioni di euro, in aumento di oltre il 6% sia a valore sia a volume. Bene anche il low calories, che con 76 referenze e quasi 46 milioni di euro avanza del 4,7% a valore e del 7,4% a volume.

Più stabile il paniere rich-in, che sviluppa oltre 650 milioni di euro con 1.968 prodotti e chiude sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il claim vitamine, primo per peso a scaffale e fatturato, arretra sia a valore sia a volume. In controtendenza i prebiotici, che con 247 referenze raggiungono quasi 117 milioni di euro e crescono del 4,7% a valore e del 6,1% a volume, sostenuti da maggiore offerta e promozionalità. Segnali positivi anche per Omega 3-6, mentre calano in modo marcato le referenze con richiamo a carne o pesce fresco.

I claim con il tricolore: cresce il Made in Italy

Sul fronte dell’italianità il richiamo in etichetta perde attrattività. I 521 prodotti che valorizzano l’origine italiana scendono del 2% a valore e del 2,3% a volume, con un giro d’affari sotto i 121 milioni di euro. In flessione anche i claim “100% italiano” e “Italian quality”, mentre tiene solo “prodotto in Italia/made in Italy”, in lieve crescita sia a valore sia a volume e con oltre 86 milioni di euro di fatturato.

Da questa edizione il perimetro di analisi si amplia includendo anche i supermercati sotto i 400 mq, oltre a ipermercati e supermercati, offrendo una lettura più estesa delle dinamiche di offerta e domanda nel territorio italiano. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un mercato maturo, sostenuto dall’innovazione di claim funzionali e dal dinamismo degli snack, ma frenato da una domanda in contrazione e da una crescente leva promozionale.

 

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