Nel numero di luglio/agosto di Pet B2B un approfondimento sul dry food

All’interno del numero di luglio/agosto di Pet B2B è pubblicato un articolo sul mercato del dry food, uno dei segmenti su cui ha maggiormente inciso l’emergenza sanitaria, con il picco delle vendite a marzo e la flessione nel periodo successivo. 

L’accelerazione dell’e-commerce ha inoltre portato a un ulteriore guadagno di quote per questo canale soprattutto per il sacco grande, già in precedenza fra i best seller online. Ma anche i retailer tradizionali stanno evidenziando buoni risultati. Tuttavia per molti l’impressione è che per la categoria dei mangimi secchi, dopo un periodo di assestamento, possa tornare alla normalità precedente l’emergenza. 

C’è però da considerare che molti pet owner che fino a tre mesi fa non avevano mai utilizzato un computer o uno smartphone per comprare le crocchette al cane o al gatto, lo hanno fatto per la prima volta durante il lockdown. Probabilmente per raggiungere un pubblico simile al canale e-commerce sarebbero occorsi diversi anni e invece ora il bacino di utenza si è notevolmente ampliato d’improvviso, imponendo ai pet shop tradizionali di imbastire strategie e nuovi servizi per non perdere quote di mercato.

Più in particolare in un mercato, quello del post emergenza, dove si parla sempre di più dell’avanzata dell’e-commerce e dei timori di una drastica riduzione dell’affluenza dei pet owner nei punti vendita, la certezza maggiore è di come il destino dell’industria e dei pet shop fisici siano strettamente uniti ma anche di come il connubio tra fornitori e negozianti abbia tutte le carte in regola per rispondere con successo alle sfide del prossimo futuro. Al compito dei primi di continuare a portare innovazione nel settore e a proporre soluzioni capaci di rispondere alle esigenze del pubblico finale, si affianca quello degli addetti alle vendite di mettere in campo competenza e professionalità per fornire informazioni e aiutare la clientela finale nella scelta di acquisto. Tutto ciò non cambierà dopo la crisi Coronavirus.

Hanno partecipato all’inchiesta Visan, Vema Petfood&care, Canagan e Zoodiaco.

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